Quando
si varca la porta di una mostra fotografica, difficilmente si sta lì
a riflettere troppo sul suo nome. si entra, un'occhiata più o meno
interessata alle fotografie esposte, una firma sul registro delle presenze
se la richiedono, e di nuovo fuori avendo nella testa, nel migliore dei
casi, qualche immagine particolarmente suggestiva. Non molto di più,
di solito. E invece a volte capita di visitare un'esposizione che già
nel nome è un'idea, o una provocazione, o un invito a chi si appresta
ad entrare.RENAMEYOURFRAMES è il nome
della collettiva fotografica che si è tenuta dal 20 al 28 dicembre
presso lo studio fotografico Fundarò, che ha raccolto più
di 100 opere di 16 fotoamatori, ed è anche uno di quei casi sopracitati,
in cui il nome non è soltanto una figata anglofila acchiappapubblico,
ma qualcosa di più, che si scopre un po' alla volta.Rinominare
le proprie cornici (questa la traduzione) è una sfida alla Trapani
dell'arte e al suo pubblico, ormai quasi assuefatto all'inerzia culturale
e bisognoso di riabituarsi alla meraviglia che si prova di fronte a scampoli
di realtà mediata da un obiettivo. |
E
lo si capisce vedendo, sopra il tavolo che campeggia al centro della sala,
un pc portatile che fa scorrere sul suo schermo le foto dei visitatori
continuamente aggiornate in tempo reale, come a voler sottolineare il
contrasto tra la dinamicità di quel piccolo spazio e la staticità
del fuori. Rinominare le proprie cornici, ovvero assumere un atteggiamento
nuovo. Perchè una domanda sembra sottostare l'intera collettiva
quando ci si accorge che è fatta da giovani, che le opere sono
incollate direttamente al muro e che i nomi degli autori sono scritti
a pennarello su uno strappo di scotch da disegno: è possibile desacralizzare
l'arte-accademia dimostrando che l'arte non è moneta con un'unica
faccia? Rinominare le proprie cornici significa rispondere che esiste
l'altra faccia, quella di chi ha la presunzione di affermare la propria
esistenza esprimendosi in qualsiasi modo, e in un certo senso farne parte.
Per questo RENAMEYOURFRAMES è priva
di restrizioni o limiti, per ribadire la volontà di superare i
vincoli dei circuiti tradizionali, di astrarsi attraverso l'impalpabilità
del tema, la sua assoluta insussistenza che paradossalmente si impone
come filo conduttore di tutta l'esposizione. Ma al di là di questi
significati che le stanno dietro, RYF non
ha nessuna finalità esplicita, anzi: lo scopo della collettiva
si esaurisce esclusivamente nel gesto dell'autore (artista) e nel piacere
visuale, nel godimento estetico di chi osserva. E il pubblico che osservava,
quegli anonimi soggetti la cui presunta meraviglia reppresenta l'architrave
di tutto ciò che sta dietro alla collettiva, ha gradito.Così,
quando si varca la porta di una mostra fotografica come questa, ma nella
direzione opposta perchè si sta uscendo, c'è qualcosa in
più di qualche suggestione visiva, c'è, o si spera che ci
sia, quello che nelle intenzioni degli organizzatori è il primo
scossone al letargo mescherato della nostra città. articolo apparso su IL MONITOR DI TP numero del 9 gennaio 2004 gael@renameyourfiles.com |